Ambiente 

Goletta Verde Legambiente, spiagge libere: «La Liguria non rispetta l’obbligo di garantire il 40% dell’arenile ad uso pubblico»

Il 70% del litorale è occupato da stabilimenti e campeggi. Sulle coste regionali solo il 22% di spiagge libere e un misero 8% di spiagge libere attrezzate. Il presidente Bigliazzi con Salvetti di Adiconsum: «Un bene pubblico nelle mani dei privati»

Nella tappa ligure della 39ª edizione di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente a tutela del mare e delle coste italiane, l’associazione ambientalista ha lanciato un vero e proprio SOS per le spiagge libere in Liguria.

I dati presentati nel corso dell’incontro “SOS Spiagge Libere”, svoltosi oggi pomeriggio a bordo dell’imbarcazione attraccata nel porto di Santa Margherita Ligure, parlano chiaro: circa il 70% del litorale ligure è occupato da stabilimenti balneari, campeggi e strutture turistiche, lasciando appena il 22% di spiagge libere e un misero 8% di spiagge libere attrezzate. Una situazione che, secondo il presidente di Legambiente Liguria Stefano Bigliazzi, configura “un bene pubblico in mano ai privati”.

La situazione è resa ancora più preoccupante da una recente decisione della Regione Liguria, che ha sospeso fino al 30 dicembre 2027 l’obbligo per i comuni di garantire almeno il 40% di spiagge libere, previsto dalla legge regionale 13/2008. Attualmente, 21 comuni su 63 non rispettano tale soglia: tra i casi più eclatanti Spotorno (3,15%), Loano (4,67%) e Celle Ligure (8,18%). Anche nel levante ligure si registrano dati allarmanti: Lerici al 10,77%, Santa Margherita al 15,85% e Rapallo al 16,30%.

Le critiche e le proposte

«Il mare è di tutti, non solo di chi può pagarsi un lettino», ha affermato Selena Candia, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale. Candia ha denunciato non solo la scarsità di spazi liberi, ma anche la loro inaccessibilità, soprattutto per le persone con disabilità, e l’assenza di sanzioni per i comuni inadempienti.

Secondo Stefano Salvetti, referente nazionale Adiconsum per le spiagge libere, il problema è anche economico: «Il settore balneare ha un fatturato superiore ai 20 miliardi, ma versa allo Stato appena 100 milioni. Se si applicassero canoni equi, si potrebbero finanziare gli interventi di cui le nostre coste hanno bisogno, a partire dai ripascimenti».

Anche Claudio Oliva, direttore del Genova Blue District, ha ribadito l’importanza di vedere il mare come spazio pubblico e risorsa collettiva, non solo stagionale, in grado di generare benessere, conoscenza e cultura.

L’emergenza ambientale

A tutto questo si sommano le criticità legate all’erosione costiera e all’assenza di un piano di adattamento climatico. «Gli eventi estremi sono sempre più frequenti – ha concluso Bigliazzi – per questo è urgente liberare le nostre spiagge da troppe strutture in cemento e avviare una pianificazione ambientale sostenibile».

Legambiente propone di raggiungere almeno il 50% di spiagge libere e ripartire con gare pubbliche per le concessioni balneari, abbandonando la logica delle proroghe.


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